Combat Training


Cos’è un sistema marziale?

Spesso le arti marziali vengono insegnate come un insieme di tecniche e nulla più.

La differenza tra un sistema marziale e un quantitativo di tecniche è che il sistema offre dei principi. Offre un alfabeto per imparare a parlare. Ma conoscere l’alfabeto non basta. Bisogna anche conoscere la lingua con cui si parla. La lingua rappresenta il sistema, ossia un metodo per legare i principi che ci consentono poi di costruire e utilizzare le tecniche.

Affinché le tecniche possano uscire in una situazione reale, vanno allenate e interiorizzate le giuste meccaniche. L’adrenalina provocata dallo stress in uno scontro reale può dar vita a tre diversi scenari: scappare, combattere, bloccare. Se non si è adeguatamente preparati è probabilmente la terza soluzione quella più plausibile. Scappare va bene. Combattere va bene. Rimanere bloccati non va bene. Scappare dev’essere la prima scelta. Maestro è colui che non ha bisogno di combattere. Se non è possibile scappare rimane solo combattere. A questo punto bisogna essere preparati, ed è qui che entra in gioco l’assimilazione delle meccaniche e dei principi. Si può fare il paragone con la matematica. All’inizio ti chiedono d’imparare a memoria le tabelline, ma è solo quando apprendi i principi con cui si calcolano somme, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni che potenzialmente sei in grado di compiere qualsiasi operazione. Ogni disciplina, dalla musica alla cucina, funziona come un sistema costituito da principi che creano e legano le varie tecniche.

Quale sistema marziale risulta più efficace di altri?

A mio avviso la scelta ricade su Wing chun, Silat Pukulan e a seguire Panantukan (la parte pugilistica del Kali), ovviamente per quanto riguarda la mano nuda. Bisogna puntualizzare che vanno praticate allenandosi nel modo giusto. I motivi per cui vengono scelti questi stili è perché poggiano su principi semplici ed efficaci. Semplici non vuol dire facili. Vuol dire funzionali, una volta assimilati.

Riportando sempre l’attenzione a una situazione reale, la mente sotto la condizione di stress reagisce bloccandosi. Fa difficoltà a pensare e a rimanere lucida. Le braccia non pensano, ma hanno memoria motoria. Si muovono per come sono state addestrate. Si può prendere come esempio la saga dei film su Jason Bourne. Il protagonista, dopo aver perso la memoria, si ritrova che non conosce il suo nome, ma sa combattere. Non sa il motivo per cui è così addestrato, ma lo è. Quello è il livello da raggiungere. Interiorizzare le tecniche e i concetti attraverso le meccaniche motorie. Chi perde la memoria non si scorda come si parla. Così in una situazione di mente stressata le braccia devono scattare senza blocchi.

In che cosa consiste la metodologia di allenamento?

Se qualcuno garantisce di diventare invincibile con due ore di allenamento a settimana, quel qualcuno è un folle. Ricordiamo che non esiste un’arte marziale superiore ad un’altra, ma esistono uomini più preparati di altri. Se prendiamo un pugile professionista, un thaiboxer o un lottatore di MMA, stiamo parlando di una macchina da guerra che vive per combattere e allenarsi. Uno sport da combattimento è incentrato sul fattore agonistico e questo tende ad approcciare l’allenamento in modo tale da sviluppare attributi quali la resistenza alla fatica, la fisicità, il fiato, il killer instinct e l’abitudine allo stress. Tutto ciò ovviamente richiede un’intensità di allenamento fuori dal comune.

Per colmare il gap che esiste, sotto questo punto di vista, tra le arti marziali e gli sport da combattimento, ci si focalizza sull’assimilazione delle meccaniche motorie attraverso lo studio dei fondamentali. Inoltre si lavora sullo studio dei concetti tecnici, senza trascurare il fattore fisico che resta importantissimo, ma sul quale non ci possiamo esclusivamente basare se vogliamo portare avanti un discorso di automiglioramento costante, oltre che di sopravvivenza in una situazione di reale pericolo per la nostra incolumità. Ricordiamo che la pratica marziale serve innanzitutto per la ricerca della perfezione, e questa è forse un’illusione, ma è l’unica via che si può conseguire per tutta l’esistenza.

Wing chun kung fu e Pukulan Pentjak Silat

Il Pentjak silat è il corrispettivo del kung fu in Indonesia. Per kung fu s’intende l’insieme delle arti marziali cinesi. Per Silat l’insieme di quelle indonesaine.

Il Wing chun è uno stile di kung fu nato circa trecento anni fa nel sud della Cina, più precisamente a Foshan. Secondo la leggenda nacque da una monaca, mentre questa stava osservando il combattimento tra una gru e un serpente. Molto probabilmente (visto anche che non esistevano donne monache nella Cina di quel tempo), è stata una società segreta a fondere due stili già esistenti di kung fu: il serpente e la gru bianca. La metafora della donna sta ad esaltare il fatto che questo stile è stato concepito per massimizzare il rendimento in termini di efficacia, utilizzando qualità femminili, come la sensibilità, per far sì che un praticante minuto possa cavarsela anche contro un avversario più nerboruto. Minimo sforzo, massimo rendimento. Uno dei concetti su cui si basa è l’economia di movimento: rendere piccolo ciò che è grande.

Il Pukulan è uno stile di Silat proveniente da Java occidentale. Per quanto riguarda queste regioni, le arti marziali venivano tramandate oralmente di famiglia in famiglia, e questo ha generato un pò di confusione nel catalogarle, tant’è che la parola “Pukulan” viene accostata a molti stili di Silat. “Pukulan” viene da “Pukul” (colpo) e significa colpire ripetutamente. Ecco perché in molti stili di Silat in cui la prerogativa è colpire compare la parola “pukulan”. L’arte che prendiamo in questione nasce nella comunità indo olandese.

Il primo fattore che accomuna Wing chun e Pukulan è la distanza da cui si combatte, la distanza medio corta, quella del trapping e dei colpi dati con le mani, i gomiti, le ginocchia e i calci bassi. La prima conseguenza di ciò è l’economia di movimento. Si tende a sprecare meno energie possibili e da ciò deriva che il combattimento deve durare meno tempo possibile. Non stiamo prendendo in considerazione uno sport agonistico, ma un sistema per terminare l’avversario, e per raggiungere tale obbiettivo, ci si avvale di qualsiasi colpo, come ditate agli occhi, colpi alla gola e ai genitali. Sempre dall’economa di movimento deriva il fatto che i colpi vengono portati principalmente in linea retta, percorrendo la via più breve. Altro principio comune è quello dell’importanza della linea centrale. L’approccio con cui si attua questo concetto diversifica tra i due stili.

Nel Wing Chun si tende a scivolare dentro la linea centrale dell’avversario, facendo uscire lui dalla nostra, assorbendo e spingendo contemporaneamente. Si dice “cercare il ponte”. Wing chun non è difesa e non è attacco. E’ contrattacco: difesa e attacco simultaneo. Il mio attacco è una molla caricata dall’attacco dell’avversario. Essendo uno stile cinese è influenzato da principi buddisti e taoisti. Il karma vuole che si assorba l’energia dell’avversario per rivolgergliela contro, destrutturandolo e colpendolo nel momento in cui cerca di ritrovare una posizione stabile. Questo avviene similmente anche nel Silat, dove si tende ad abbassare il proprio baricentro e a togliere le radici all’avversario, occupando il suo spazio.

Spinta e assorbimento simultanei è un concetto di chiara natura taoista: la perfetta armonia di forze Yin e Yang (duro e morbido). Sono le forze opposte che si completano per formare un unico movimento.

Se il Wing chun è contrattacco, il Pukulan è puramente attacco. Pukulan significa colpire ripetutamente, ossia farlo per primi e tenere costantemente l’iniziativa finché l’avversario non è fuori combattimento, incalzandolo, togliendogli il fiato e l’equilibrio. Rispetto al Wing chun ha un approccio decisamente più aggressivo. Si cerca letteralmente di “entrare” dentro l’avversario. Non si lascia attaccare l’avversario, pertanto non si contemplano parate. Piuttosto se l’avversario si mette in guardia, colpiamo la sua guardia occupando la sua linea centrale in maniera prepotente, aprendo un varco per continuare a colpire. Se l’avversario attacca, noi colpiamo il suo attacco e per rendere possibile ciò ci si allena al condizionamento osseo. Come un mastino che serra la mascella, chiudiamo la distanza e una volta incollati all’avversario, non la separiamo più. Questo è un principio comune al Wing chun.

La maglia del praticante di Pukulan è a bande orizzontali bianche e rosse e ricorda quella dei gondolieri veneziani. In realtà il bianco e il rosso riprendono la filosofia taoista: il bianco rappresenta la purezza, la spiritualità, il rosso la concretezza, il coraggio, la parte fisica. Le meccaniche motorie sono composte da movimenti in contro-rotazione in un flusso che non s’interrompe fino al conseguimento dell’obbiettivo. Dietro i colpi duri e condizionati apparentemente prevalsi da forza yin (dura) si nasconde un’energia di tipo yang (morbida) a consentire il flusso perpetuo, per poter colpire sempre, anche mentre si ricarica il colpo successivo.

Grossa enfasi viene data alle linee e agli angoli che caratterizzano il footwork, i colpi e le spazzate. Ci si allena su di un tappeto in cui sono disegnate le principali linee e si mira a sviluppare una meccanica di spostamento più colpo. Gli arti superiori colpiscono in sintonia con quelli inferiori e ogni tecnica scaturisce da quella precedente. Si colpisce in ogni movimento, in ogni passo, in modo tale da mettere tutto il peso del corpo in ogni colpo, focalizzando come bersaglio l’intera figura dell’avversario, alternando alto e basso, spiazzandolo di continuo con un flusso costante di percussioni. Il nostro corpo si solleva e si abbassa di continuo nel percuotere, utilizzando tutte e tre le dimensioni dello spazio e aggiungendo la forza di gravità sui colpi.

In entrambi i sistemi si utilizzano gli arti superiori per colpire la figura e quelli inferiori per le gambe. Wing chun e Pukulan hanno l’obbiettivo comune di sbarazzarsi dell’avversario nel più breve tempo possibile, economizzando i movimenti. Stesso obbiettivo finale e due strade per il conseguimento. Strade composte da principi similari: alcuni comuni, altri complementari. Wing chun e Pukulan sono due sistemi che usano concetti simili, ma parlano lingue differenti. Hanno approcci diversi, ossia diversi metodi per legare stessi principi. Wing chun e Pukulan sono due lingue che utilizzano lo stesso alfabeto.

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